La linea BERBER è il frutto di una ricerca iconografico-simbolica fondata sull'analisi comparativa di svariati motivi, rinvenuti nei tessili tribali delle popolazioni berbere insediate sulla catena montuosa dell'Atlas marocchino.
Il confronto tra diversi documenti archeologici sia pittorici, sia plastici, raffiguranti il culto preistorico e protostorico della Grande Dea Madre, con l'impianto simbolico figurativo dei manufatti delle popolazioni rurali e nomadiche dell'antica area islamica, ha costituito il metodo d'indagine per l'individuazione e il recupero degli archetipi legati ad una visione del mondo ancestrale.
Si è giunti in tal modo ad estrarre, dalla miriade di interpretazioni figurative, alcune stilizzazioni, la cui forza consiste nella riproduzione rituale di una figura antropomorfa con le braccia rivolte verso il ventre, chiara evocazione dell'antica Dea, alla quale erano attribuite le funzioni della fertilità, nascita, prosperità, morte e rigenerazione, corrispondenti alle scansioni essenziali del ritmo vitale.
Quanto elaborato nella linea BERBER costituisce un atto di riappropriazione/reinterpretazione di un'identità mitica atavica che appartiene ad ognuno di noi e che la storia ha tramandato attraverso la trasmigrazione di culti originari della Sorgente di ogni vita, della Creatrice, in quelli di altre divinità femminili come Iside in Egitto, Astarte-Ishtar nella Mezzaluna fertile, Cibele in Frigia, Artemide ad Efesto, Afrodite, Hera ed Atena in Grecia, Venere, Giunone e Diana a Roma, per giungere fino alla Madonna cristiana.