La vecchia Pieve




L'altare maggiore La prima notizia precisa della Pieve di S. Biagio, cioè dell'edificio ancora esistente, si ha nel 1467 quando essa viene "ricostruita" nella sede attuale.

Probabilmente la stessa area aveva ospitato nei tempi precedenti un luogo di culto noto per la devozione a S. Biagio. Infatti nel 1152 il territorio era già conosciuto sotto il nome di S.Biasio, come si ricava da una bolla del papa Eugenio III. Nel 1330 poi si ha notizia della presenza di un rettore e di un chierico della 'Pieve di S.Biagio' cui il Vescovo di Treviso concede un benficio.

La base dell'altare in marmo policromo Alla fine del 1400 probabilmente la crescita della popolazione richiedeva la presenza delle cappelle campestri, rendendo però necessaria anche una chiesa matrice, riferimento della vita sociale e religiosa dell'intera comunità.

Nel corso del 1500 la chiesa fu oggetto di abbellimenti, forse anche maggiori di quelli noti, come la costruzione dell'altare maggiore in marmo, del tabernacolo d'argento, del fonte battesimale in pietra. Tanto che il vescovo Francesco Corner, in visita pastorale il 10/9/1592, dice di aver esaminato la chiesa e gli altari, lasciando intendere che ne esistevano più di uno. Egli ordinò anche la realizzazione di una pala per l'altare di San Sebastiano a sinistra della cappella grande ed il restauro della pala dell'altare della Madonna.

Tra il 1635 ed il 1649 sono citati: la pala di S.Sebastiano, la pala del Rosario alquanto danneggiata, un altare nuovo dedicato alla Madonna del Carmine, una statua del Santo trasferita in sacrestia perchè il Santo era già raffigurato nella pala dell'altare maggiore. Si parla anche di un fulmine che aveva danneggiato il campanile.

Interno della Pieve La prima descrizione di tutti e quattro gli altari è del 1726 quando vengono nominati: l'altare di S.Biagio patrono, di S.M. del Rosario, di S.Antonio abate ed il più recente di S.M. del Carmine.

Il cimitero viene nominato nel 1726, perché privo di recinzione, e nel 1745 perchè ancora privo di recinzione, infatti nel periodo precedente al 1745 l'edificio della chiesa era stato oggetto di importanti restauri  che gli avevano dato l'aspetto poi rimasto fino ad oggi. Un documento  vescovile dell’11/9/1745 descrive la chiesa in questo modo: "Il titolo della chiesa parrocchiale è S. Biasio: il tempo della fondazione è antichissimo, ignoti li fondatori. La struttura è di tre navi antica, coro ampio, tutta restaurata dal moderno possessore; soffitto, coro di noci, torre alzata con coperta di piombo, di faccia ha la Callalta, con stradone; da tre parti circondata dalli campi della chiesa, confina con Kà Lezze dalla parte di Roverè".

Nel 1779 sono descritti 4 altari di marmo, tutti con dipinto, un organo sopra la porta maggiore che, secondo l'Agnoletti è del 1752, ed il campanile con ingresso dal presbiterio. Nel 1898 viene posato un nuovo pavimento ed installato un nuovo organo (in seguito trasportato nella chiesa nuova).

Nel coro ligneo tuttora presente nella vecchia Pieve è raffigurato Benedetto XI, il papa trevigiano Niccolò Boccasini (Treviso 1240 - Perugia 1304), che fu generale dell'ordine domenicano (1296) e papa, dal 1303 al 1304, successore di Bonifacio VIII.


Benedetto XI S.Cecilia

Dopo i danni della guerra 1915-1918 e le successive riparazioni, la vecchia Pieve fu oggetto di una proposta di ampliamento, mai eseguita, e degradò lentamente fino al punto di essere chiusa con ordinanza del sindaco, il 6 Luglio 1962. Il 2 Agosto dello stesso anno cominciarono i lavori per costruire l'attuale chiesa.

Dal 1966, progressivamente, vennero trasportati nella chiesa nuova gran parte degli arredi, come l'organo, i confessionali, le pale degli altari, le statue. La vecchia pieve venne svuotata e lasciata in totale abbandono. Da allora il degrado è continuato inarrestabile fino al crollo parziale del tetto e la conseguente transennatura di parte dell'edificio.Ora dopo tanta incuria sembra che si possa sperare in un intervento di salvataggio della vecchia Pieve, cosa improcrastinabile ed auspicata da gran parte della comunità.





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