La città fortificata

Con gli ultimi anni del XIV secolo inizia per Treviso, come per le altre città del Veneto, la dominazione definitiva della Repubblica di Venezia.

Venezia nel 1509 volle fare di Treviso una roccaforte, a difesa dei propri territori, minacciati da una coalizione di potenze europee, denominata Lega di Cambrai.

Gli eventi della guerra contro i Collegati di Cambrai precipitarono e mentre molte città venete cadevano in mano al nemico, Treviso, che si era dichiarata fedele a Venezia, si trasformò, in un breve arco di tempo, in munitissima fortezza.

Tutta la popolazione contribuì febbrilmente al trasporto di materiale costruttivo, spesso di recupero, per innalzare i massicci terrapieni che dovevano assorbire i colpi dell'artiglieria.

Per far fronte alle nuove tecniche militari e all'artiglieria, fu necessario dar vita ad un'opera difensiva di grandi dimensioni: furono demolite le vecchie ed inefficaci mura medioevali, ma anche intere parti della città, come chiese e palazzi (abbassate o demolite le case-torri), per ricavarne materiale da costruzione.

Per un raggio di 500 passi (circa 800 metri) intorno alla cinta muraria, venne abbattuta ogni costruzione dei borghi già esistenti, compresi i monasteri, e questo intervento fu chiamato "spianata"; fu proibito di seminare e di coltivare, fu appianato ogni rilievo per impedire l'insediamento di artiglierie nemiche e per realizzare questo sistema difensivo, fu mandato da Venezia Giovanni da Verona, detto Fra' Giocondo, architetto ed idraulico, che si era ispirato alla nuova concezione dell'arte fortificatoria rinascimentale.

Superato il pericolo più imminente, Fra' Giocondo ideò il complesso delle opere idrauliche: un sistema di chiuse o briglie che garantivano la regolazione dei livelli delle acque di fossati e canali di difesa. La possibilità di innalzare le acque del Sile a monte della città e quelle del Botteniga nelle fosse esterne, avrebbe permesso l'allagamento delle campagne, isolando la città.

L'assetto definitivo della città fortezza, con l'ampliamento per comprendervi i borghi di S.Tomaso e di Santi Quaranta, si deve al capitano Bartolomeo D'Alviano (1513).

Si trattò di trasformazioni radicali nelle quali il territorio e la natura divennero "oggetti" dell'opera dell'uomo.

Scorcio delle mura cittadine, con il leone di S.Marco.

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