Studi affrontati sulla luna nella storia
Fin dall'antichità la luna, essendo il corpo celeste più vicino alla terra e quindi più visibile, è stato oggetto di numerosi studi e interpretazioni, ma i veri progressi si ebbero con l'introduzione di strumenti ottici che permisero studi più precisi e approfonditi.
Solitamente si dice che il primo uomo a puntare il
telescopio verso la luna fu Galileo Galilei tra il 1609 e il 1610, ma in realtà lo
scienzato inglese Thomas Harriot osservò la luna con il suo telescopio e ne disegnò una
mappa approssimativa alcuni mesi prima di Galileo.
Ma Galileo con le sue mappe se pur inprecise e i suoi
studi sulla morfologia superficiale superò tutti per tenacia e impegno: per esempio
calcolò approssimativamente l'altezza dei promontori lunari che stimò giustamente più
alti di quelli terrestri: l'ordine di grandezza delle sue misure era corretto. Per quanto
riguarda i cosiddetti mari lunari egli eliminò l'ipotesi che fossero realmente pieni di
acqua, cosa che si dimostrò esatta.
La cartografia lunare progredì poi con Hevelius e Riccioli, il secondo dei quali ebbe più successo per la nomenclatura data alle formazioni lunari tuttora in uso.
Nel secolo successivo a quello in cui era apparsa la carta di Riccioli non si fecero molti passi avanti, ma nel 1775, comparve una piccola, ma molto precisa carta del tedesco Tobias Mayer, ma il vero "padre della selenografia" é di diritto Johann Hieronymus Schroter, giudice nella città di Lilienthal che si occupo della luna a partire dal 1778. L'eredità di Schroter venne raccolta da tre suoi connazionali: W.Lohrman, W.Beer, J.Madler. Questi disegnarono una carta di grandi dimensioni e molto precisa della superficie visibile della luna, pubblicata tra il 1837 e il 1838.
Dopo questi tre grandi studiosi, gli studi sulla luna vennero un po' trascurati, in quanto era già stata disegnata una carta molto precisa e quindi era considerato inutile continuare sulla strada della selenografia dato che la superficie lunare era considerata immutabile nel tempo.
Sull'origine dei crateri finora si pensava che fossero
causati da eruzioni interne, da vulcani o da caldere, ma nella metà del XIX secolo Franz
von Paula Gruithuisen elaborò una teoria alternativa per la quale i crateri sarebbero
stati prodotti dall'impatto di grosse meteoriti.
La disputa fra queste due ipotesi fu lunga e aspra, fino a
che nel 1949 la teoria vulcanica fu attaccata da R.B.Baldwin e per i vent'anni successivi
la teoria meteorica fu molto più popolare per quanto non mancassero i dissenzienti.
Ma intanto la fotografia lunare faceva passi da gigante e nel 1860 si ottennero le prime fotografie accettabili della superficie lunare.Parecchio tempo dopo negli Stati Uniti il Lunar and Planetary Laboratory di Tucson produsse eccellenti fotografie della luna, e anche la Francia ebbe un ruolo di primo piano: alcune delle più belle fotografie provengono dall' osservatorio del Pic du Midi, nei Pirenei.
Molto importante fu la determinazione, da parte di S.A.Saunder e J.A.Hardcastle, della posizioni della diverse formazioni lunari: queste misure perfezionate poi da Schrutka - Reichenstamm, sono usate ancora oggi.
Dal 1957 in poi ci fu una serie di lanci di sonde da parte dei sovietici e successivamente da parte degli americani, che permisero un veloce progresso delle conoscenze sulla luna:
Timeline
Ormai però queste spedizioni appartengono alla storia, infatti furono solo l'inizio di una lunga serie di spedizioni a scopi scientifici da parte di Russia e Stati Uniti, a cui poi si è aggiunto anche il Giappone in questi ultimi anni.