Testimonianze

Sig. Antonio Tramet

Da una conversazione con gli alunni.

Il signor Tramet ci è venuto a fare visita a scuola, per raccontarci di com’era la situazione a Valdobbiadene durante la guerra. Ci ha raccontato che le case non erano bellissime e confortevoli come adesso, ma erano molto semplici. Il bagno veniva fatto nelle stalle, dentro il mastello e nelle camere c'era un catino per lavarsi; il letto era fatto con una tavola con due cavalletti e un sacco contenente delle foglie di granoturco, che faceva da materasso. I vestiti non erano sempre puliti e avevano spesso delle toppe. La cucina, che era grande ed era la stanza principale, aveva un caminetto, attorno al quale ci si sedeva d'inverno per riscaldarsi. Non c'erano giochi, ma si giocava per strada con sassi e bottoni ; le nonne facevano dei pupazzi di stoffa per le bambine. Quando venivano le giostre, per fare un giro si pagavano pochi centesimi. Nelle scuole il riscaldamento era a legna. Solo pochi arrivavano alla quinta, gli altri si fermavano alla terza elementare. Come mezzo di trasporto, al posto della corriera c'era la carrozza con i cavalli. Per quanto riguarda la guerra, il signor Tramet ci ha raccontato che, quando i tedeschi arrivarono a Valdobbiadene, occuparono le case, si appropriarono di tutto, mangiarono e sprecarono tutto quello che trovarono.
Il quattro di Dicembre del 1917 venne dato l'ordine di sgombero e iniziò così il lungo periodo del profugato. Prima della partenza si riunirono le famiglie e partirono verso Guia e in seguito per Follina. Giunsero infine in Friuli. Solo i più fortunati avevano trovato, lungo il viaggio, qualcuno disposto ad ospitarli per qualche notte, talvolta avevano passava la notte all’aperto ed era dicembre. Questo fu un periodo pieno di dolori e sofferenze.
Prima di lasciarci, il sig. Tramet ci ha raccontato di come trovarono Valdobbiadene al loro ritorno: quasi tutto era distrutto, i cannoni italiani avevano distrutto quasi tutte le abitazioni e così alcune famiglie si riunirono nelle case meno colpite, altre tornarono in Friuli, in attesa che iniziasse la ricostruzione.



La ricostruzione. Il ramo di pino in alto, testimonia e festeggia la copertura della casa.