Il ritorno
Profughi sorridenti di ritorno a casa
Dopo la fine della guerra i profughi valdobbiadenesi ritornarono a Valdobbiadene e trovarono un paese completamente distrutto, case e chiese sventrate, campi e vigneti sconvolti dai crateri delle bombe, erbacce ovunque. Tutti cercarono subito gli oggetti preziosi, il denaro, i vestiti, tutto ciò che avevano nascosto, spesso sepolto, prima della partenza per il profugato. Pochi ritrovarono le loro cose, molti non trovarono nulla: tutto era stato rubato, depredato da soldati e talvolta purtroppo anche da paesani. Nei primi tempi l'esercito italiano aiutava la popolazione con razioni di cibo ed un funzionario statale aveva l'incarico di raccogliere e verificare le dichiarazioni delle famiglie sui danni di guerra subiti, per determinare la cifra del risarcimento.
Lentamente iniziò la ricostruzione delle chiese e delle case, nel frattempo la gente viveva nelle abitazioni meno danneggiate o in baracche. Non tutti però avevano fatto ritorno. Molti non sarebbero più tornati, erano morti di freddo, di fame, di fatiche, di malattie, in particolare vecchi e bambini. Molte famiglie inoltre erano rimaste in Friuli in attesa che gli uomini riparassero alla meno peggio la casa; sarebbero tornate solo in seguito, quando almeno il tetto fosse stato riparato.
Tre anni dopo la fine del conflitto, Valdobbiadene non era ancora stata ricostruita completamente, ma la vita, anche se con fatica, era ripresa.
Rovine. Visione dall'alto del centro del paese.
Si notano su un tetto uomini già impegnati nel lavoro di ricostruzione.
