Testimonianze

Sig.ra Olga Osellame (classe 1908)
Memorie

Vivevo allora con la mia famiglia, mamma e noi quattro figli, a Bigolino; papà era in guerra, in Cadore. Improvvisamente, in un giorno di Novembre, papà ritorna a casa: adesso è a Cornuda ed ha avuto un permesso speciale; il suo capitano, un ufficiale piemontese, prevedendo ciò che sarebbe successo, è disponibile a farci ospitare tutti dalla sua famiglia in Piemonte. In fretta si seppellisce tutto, ci si prepara e, all'alba, si parte ma, arrivati al ponte di Vidor, lo si vede saltare per aria. I tedeschi sono ormai a S. Giovanni, cominciano i bombardamenti. Il sogno del Piemonte naufraga in fretta, bisogna scappare e, per il papà, bisogna anche togliersi la divisa alpina, non molto apprezzata nelle mutate circostanze. Ci trasferiamo di corsa a Santo Stefano, dove abbiamo un'altra casa: la troviamo occupata dai tedeschi che in cucina hanno piazzato i cavalli. Andiamo allora da uno zio al Fos de Marai; qui siamo dieci bambini, possiamo uscire poco, quando non bombardano. Un mio fratello ed una mia cugina entrambi di sei anni, trovano una fisarmonica e la portano a casa; prima di entrare la suonano; la bomba nascosta tra le pieghe li dilania. I bombardamenti ci costringono a trasferirci ancora: andiamo a Follina, paese di mio padre, dove la situazione migliora un po'. Mio padre, che è stato emigrante in Germania, fa da interprete coi tedeschi e mia madre va a lavorare in un ospedale militare. Noi bambini viviamo meglio che possiamo ed un giorno finiamo in prigione, colpevoli di aver dissotterrato delle patate. Al tramonto viene a prelevarci la mamma: ce la caviamo con una sonora sberla. Un altro episodio che ricordo del periodo di Follina è la conoscenza con un soldato tedesco che mi promise una pagnotta se riuscivo a mandare mia mamma a dormire con lui. Io non riuscivo proprio a capire perché mia mamma rifiutava, ma quella pagnotta non la mangiai mai. Poi venne il ritorno a casa (o meglio a ciò che era rimasto); mio padre dovette esibire la testimonianza del capitano piemontese (fortunatamente sopravvissuto), per non finire accusato di diserzione e cominciammo tutto da capo; dei "tesori" sotterrati neanche un ricordo.


Ponte sul Piave fatto saltare dagli Italiani