Testimonianze

Sig.ra Giustina Guizzo (classe 1907)

Lettera inviata agli alunni.


Per rispondere al vostro invito avrei dovuto venire personalmente, ma la mia età (89 anni) e qualche acciacco non me lo permettono, è per questo anche che chi vi scrive è mia figlia sotto mia dettatura. Io avevo allora nel 1917, 10 anni e quello che ricordo molto bene fu l'arrivo dei Tedeschi affamati e le prime granate, io abitavo a Guia (n.d.r. una frazione di Valdobbiadene) allora e i Tedeschi ci buttarono fuori dalle nostre case di notte e con il freddo, mi sembra fosse il mese di novembre. Ci siamo incamminati a piedi, portando con noi quel poco che potevamo; la mia famiglia assieme ad altre ha camminato fino dalle parti di Vittorio Veneto e lì siamo rimasti fino alla fine della guerra. Il pensiero più grande era cosa mangiare; con mia madre camminavamo da un paese all'altro fino a Caorle, per poter trovare qualche patata e qualche mela nelle campagne e vedevamo qua e là anche qualche morto. Facevamo tanta di quella strada, affamati e con i piedi nudi, dormivamo nei fienili o nelle stalle. Un giorno mi madre si ammalò proprio quando eravamo lontane da casa, la sua malattia si chiamava allora "febbre spagnola" ho dovuto lasciarla lì sulla strada e tornare a casa da sola, per chiamare mio padre che andasse a prenderla, ma quando arrivò, mia madre era gia morta; prima di morire aveva desiderato mangiare un pezzo di zucca, ma purtroppo non avevamo nemmeno quella.
E ora vi racconterò una cosa che a voi sembrerà inverosimile. I soldati tedeschi avevano i cavalli che mangiavano la biada e noi andavamo a raccogliere lo sterco di cavallo dal quale si toglievano i chicchi di biada ancora interi per cucinarli e mangiarli, se questa non è fame.
Quando è finita la guerra siamo tornati al nostro paese: le case non esistevano più; allora noi avevamo una piccola stalla in mezzo al bosco, per fortuna rimasta in piedi; abbiamo abitato lì finché fu riparata un po' alla meglio la casa. Ripensare al quel periodo per me è sempre molto triste, anche dopo molti anni, ma, se questo che vi ho raccontato serve a voi per qualche cosa di utile, sono ben contenta di averlo fatto.
Vi saluto e auguro ogni bene.