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Sig. Onorio Adami (classe 1910)
Memorie
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Ricordo che siamo partiti con due vacche e a Revine erano già macellate, poiché i tedeschi ce le requisirono. Vita di stenti e di grande miseria. Ma noi ci arrangiavamo. Eravamo in otto fratelli più la mamma. Il papà era in guerra. Nel '18, quando tornò, salutò tutti con commozione e immensa gioia. Ma il conto non gli tornava, in mezzo al trambusto di quei giorni non riusciva ad intravedere il più piccolo che ero io. Infine mi scovò e la gioia fu grande per tutti.
Due ricordi ben fissi nella mente: durante la ritirata dei tedeschi, in mezzo al marasma generale, trovammo posto presso una famiglia vicino a Gemona, la quale ci sistemò nella stalla. Al mattino entrarono due tedeschi in ritirata e rovistarono la stalla;
ci colsero nel sonno, otto bambini ed una donna. Il primo fece il gesto di scagliarsi contro di noi con la baionetta puntata ma il suo camerata gli si gettò addosso impedendogli di eseguire una strage. Per merito di quel soldato salvammo la pelle. Il secondo episodio accadde lungo il fiume Natisone. Noi ragazzi vagavamo anche per settimane intere alla ricerca di cibo. Quel giorno capitammo in prossimità di un mulino e cercavamo qualche pugnetto di farina da portare a casa a Gemona. Purtroppo il greto del fiume e il mulino erano presidiati dai tedeschi. Niente da fare, in apparenza. Io, che essendo il più piccolo ero anche il più spregiudicato, mi avvicinai e la sorpresa fu grande quando uno dei soldati mi prese in braccio e mi accompagnò di persona a riempire un sacchetto di farina con mia immensa gioia.
Il ritorno a casa fu, come per tutti, carico di disperazione. Tutto iniziava da capo ma con tanta voglia di ricostruire la vita.