QUELL'APRILE DEL '44....
"Audacia" era il settimanale della federazione fascista repubblicana di
Treviso. Quattro pagine al prezzo di 50 centesimi. Il numero che presentiamo fu pubblicato
con un ampio servizio sul tragico bombardamento del venerdì santo. Il 7 aprile 1944, i
velivoli alleati portarono a termine una apparentemente immotivata incursione area sulla
città. Il valore strategico dell'obiettivo era infatti trascurabile. L'attacco provocò
2000 vittime fra i civili e la distruzione o il danneggiamento di oltre l'80 % del
patrimonio edilizio, ivi compresi i principali monumenti storici e artistici. Quella di
seguito riprodotta è la documentazione fotografica che il settimanale pubblicò allora a
corredo del servizio. Il testo è quello originale, l'autore rimane sconosciuto. Ai
lettori ogni commento...
RADIO LONDRA COMUNICA:
"OBIETTIVI FERROVIARI EFFICACEMENTE COLPITI A TREVISO"
"Il bombardamento di Treviso,
malgrado qualche tentativo di giustificazione, appare in tutta la sua interezza
espressione di una barbarie sistematica ed organizzata. Anche il cittadino più ignorante
e più alieno ad occuparsi di questioni militari è in grado di saperlo ed eventualmente
di rendersene conto. Molte cose sono andate ad aumentare il bagaglio dell'esperienza dei
cittadini in seguito a questa incursione: esperienza vera, effettiva e marcata perchè
dolorosissima e cocente quanto altro mai. Anzitutto una considerazione di carattere
generale. Il governo aveva raccomandato e predisposto lo sfollamento della città, ma
troppi fattori ne avevano ostacolata l'attuazione. Difficoltà e resistenza in provincia
per la sistemazione degli sfollandi con immediato, affaristico, incremento del prezzo
degli alloggi; il mancato riconoscimento del sussidio per sfollamento prima che fosse
giustificato da incursione o bombardamento aereo;
la convinzione, ad arte
suggerita da gente in malafede, che Treviso non sarebbe stata bombardata per segreti
motivi e la confidenza, pure ad arte diffusa, nella umanità e nella perfezione tecnica
delle forze armate angloamericane; l'opinione che i paraschegge costruiti col nome di
rifugi rappresentassero valida protezione contro i bombardamenti; la mancata educazione
della popolazione nel comportamento in caso di allarme aereo; un diffuso senso fatalistico
irragionevole.
Riguardo al nemico: o non fa uso dei suoi perfettissimi strumenti di precisione per il
bombardamento o ne fa uso per un assai diverso obiettivo da raggiungere o si deve credere
che mentisca vantando il suo perfezionamento tecnico e strumentale nel bombardare o
bisogna ammettere che la sua barbarie e la sua mancanza di umanità prevalgono sopra
qualsiasi considerazione.
Le sue bombe dirompenti
di 250 e 500 Kg. riescono facilmente a polverizzare le povere abitazioni operaie e le
vecchie costruzioni urbane: sono sufficienti per trasformare i nostri rifugi paraschegge
in altrettante tombe per donne e bambini; ma sono del tutto inefficaci per guastare sia
pure per qualche tempo le opere normali sul terreno di qualche significato utile agli
effetti paramilitari. Ed allora ? E allora ancora una volta i casi sono due: od il nemico
si accanisce inutilmente a perseguire l'obiettivo militare e paramilitare oppure
l'obiettivo è un altro. E quale ? Quello di massacrare la popolazione civile perchè di
fronte ai corpi dilaniati, ed alle salme orribilmente tormentate dei famigliari e dei
cittadini, la gente si inginocchi e si ponga alla mercè dello straniero a tutto
rinunciando fuorchè al diritto di vivere e, ad arte suggerita e suggestionata, imprechi e
si sollevi a protestare contro ogni persona che è pronta a rinunciare alla vita piuttosto
che ai beni supremi della patria, della famiglia, della fede, dell'onore e della
libertà".
"L' Italia è stata serva e schiava per troppo tempo: sul punto di toccare la
tanto sospirata libertà, la plutocrazia da una parte, la sete di dominio dall'altra,
favorite dal tradimento interno, hanno ribadite momentaneamente le catene della
dipendenza. Italiani di cuore e di intelletto, Italiani capaci di spiritualità e di
sentimento, Italiani incorrotti ed incorruttibili, di fronte al tentativo nemico di
piegare le nostre energie e di obbligarci ad ogni rinuncia, come se fossimo dei barbari
incivili, attraverso il terrorismo e la menzogna, solleviamoci tutti uniti, riuniamoci
senza riserve a dimostrare al mondo
che non il terrore nè la paura hanno presa sui nostri animi, non la menzogna può
ingannare i nostri spiriti e che la nostra unità nazionale nessuno straniero può
disintegrare nè alcuna passione politica, ne si può vendere o comprare per denaro: la
nostra unità nazionale ha avuto per cemento il sangue dei nostri migliori figli e tale
cemento non può e non deve essere suscettibile di disgregazione o di mercimonio. Uniamo
tutte le nostre forze e giuriamo sui nostri morti di oggi e di ieri che difenderemo
l'indipendenza e l'unità della nostra terra, uno per tutti, tutti per uno, contro lo
straniero e con qualsiasi mezzo e con qualunque pretesto intenda a tali umani e civili
diritti farci rinunciare. Giuri odio al nemico chi non sa combattere senza odiare, giuri
guerra senza quartiere al nemico chi sa combattere serenamente e con la piena coscienza
morale di ad adempiere ad un dovere verso i fratelli morti, verso i fratelli vivi, verso
la nostra Patria immortale .
Così dunque si conclude il pezzo, che integra un ampio servizio fotografico, ospitato
nelle due pagine centrali di "Audacia". Sul contenuto di questo scritto si
potrà disquisire all'infinito ma è certo che a mezzo secolo di distanza da quegli
avvenimenti, le immagini ingrigite dal tempo che abbiamo qui presentato, non hanno perso
nulla della loro originale carica drammatica.
Una città offesa e colpita da un nemico che non può essere semplicisticamente
identificato nelle forze militari avversarie ma che si nasconde forse nell'essenza stessa
della guerra, fenomeno che risponde ad una logica e ad una morale che si muovono in
equilibrio precario sulla tenue linea di confine che separa il giusto dall'ingiusto, il
coraggio dalla follia, il leale impegno contro l'antagonista dalla barbarie...
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