|
Il nucleo abitativo delimitato dalle mura
aveva poi delle propaggini esterne caratterizzate da borghi aggregati
attorno ad attività artigianali e/o religiose. Ad est era
collocato il borgo Allocco, lungo la direttrice di flusso del
Monticano, dove grazie allo sfruttamento dell'energia idromeccanica
si insediarono le prime attività artigianali legate alla
lavorazione della lana; sempre ad est, ma sulla direttrice stradale
per Ceneda e Sacile vi era il Borgo Vecchio; ad ovest, sulla
direttrice stradale per Treviso, il Borgo di S. Antonio e quello
di S. Caterina.
Nel XIII secolo vennero eretti numerosi monasteri che testimoniavano
un'intensa attività artigianale ed agricola, oltre che
assistenziale: il convento di Santa Maria Mater Domini che era
posto a monte del Borgo Vecchio conglobava nel suo interno orti
e coltivazioni pregiate; quello dei Padri Umiliati di San Polo,
che svolse un ruolo trainante per l'economia coneglianese visto
che attivò la lavorazione della lana sfruttando l'energia
idrica del Monticano; a ponente il convento di San Francesco
dei Frati Minori (spostato all'interno della cerchia muraria nel
1411), il convento di S. Antonio e l'ospizio della Ca' di Dio;
venne anche fondata la Scuola di S. Maria dei Battuti, ricostruita
con l'annessa chiesa nella Contrada Grande nel 1348.
Nel XIV secolo avvenne la più ampia ristrutturazione difensiva
della città che sotto la dominazione della signoria degli
Scaligeri (1329-1337), venne protetta da una cinta di fortificazioni
su tre piani: uno intorno al castello, un altro che separava il
castello dal borgo, e uno a valle che cingeva il borgo, a sua
volta protetto a sud dallo scavo di un fossato, chiamato Refosso,
nel quale vennero fatte convogliare le acque del Ruio e del Monticano.
Un ulteriore intervento nella fortificazione fu compiuto durante
la seconda dominazione veneziana per mezzo di una cinta quadrangolare
(bastita) di terrapieni e fossati che racchiuse il Borgo Vecchio
ed il mercato. |